Recensione Esposizione presso Casa Ariosto - 17 aprile 12 maggio 2004
Franco dipinge innanzi tutto per il piacere di esprimersi e di comunicare, per dar forma e colore a soggetti tanto amati ed interiorizzati , ma anche e soprattutto per confrontarsi con se stesso, per verificare costantemente le sue potenzialità tecnico espressive e dimostrare a se stesso se ciò che esprime “esternamente" corrisponde realmente alla sua "interiorità": perché un quadro sia compiuto egli deve potersi riconoscere in esso, accettarlo e sentirsi da esso accettato.
Questa mostra sarà in parete dal 17 aprile 2004 al 12 maggio 2004, nella bellissima cornice di “Casa dell' Ariosto” in Ferrara , contenitore culturale di secolare memoria, dove il poeta ha scritto la maggior parte della sua arte letteraria.
Condivido ciò che scrisse tempo fa Oscar Wilde: l'arte non può mai cercare di essere popolare. E' il pubblico che deve cercare di diventare artistico.
La pittura di Franco quindi aspira a conoscere il mondo e a decifrarne i misteri: attraverso la costante verifica ed il paziente e metodico raffronto col vero egli intende raggiungere una sempre maggiore compiutezza tecnica ed espressiva oltre a convalidare e chiarire a se stesso la sua arte.
La sua pittura parla dell'uomo e all'uomo fa costante riferimento, anche se sempre in modo indiretto, nel senso che egli raramente lo raffigura ed ancora più raramente lo rende" protagonista" del discorso. Di un discorso che è spesso monologo, più sovente i suoi interlocutori "sono muti"( campi, alberi, case, paesaggi, cieli, mare e i borghi del suo profondo sud).
Mentre mi parla sembra quasi che sia pronto a prendere in mano il pennello o la spatola ed a raccontarmi una nuova vicenda pittorica. Egli sperimenta svariate tecniche , ma la sua preferenza verte per quelle che gli consentono di adottare una stesura spessa e corposa e di adoperare impasti densi e forti, per dare alla spatola tutta la sua incisività. Esaminando cronologicamente la sua produzione si individuano tappe successive e ben distinte che testimoniano come l'artista fin dai suoi esordi abbia teso ad un continuo progresso e miglioramento di sé: segno, di grande maturità, atteggiamento tipico del saggio che sa e riconosce di non sapere mai abbastanza, di chi, assetato di conoscenza , mira ad avvicinarsi sempre più ad un assoluto che non possiede, ma che lo incanta. Franco si è confrontato, in brevi ma significativi episodi, coi modi futuristi, o cubisti , in alcuni quadri tendono quasi all'astrazione o alla metafisica di Carrà, ma egli è rimasto, in fondo, sempre e comunque figurativo e il concettuale in lui assume una dimensione del tutto particolare in nulla paragonabile a certe espressioni delle nostre correnti artistiche più recenti.
Lazzari Valeriano (giornalista e critico d'arte)
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